Risarcimento del danno e perdita di chance


Buone nuove per le richieste risarcitorie aventi ad oggetto il danno da c.d. perdita da chance.

I loro fautori, infatti, potranno avvalersi anche degli esiti favorevoli di una causa, proposta davanti al Tribunale di Piacenza, innanzi al quale l’attore, agente assicurativo, in relazione ad una richiesta di risarcimento danni subiti a seguito di un sinistro stradale, aveva formulato, anche, una richiesta di risarcimento per la perdita di una possibile fonte di guadagno.

In particolare, l’agente sosteneva di essere stato costretto ad interrompere una trattativa per divenire socio di un’agenzia assicurativa, a causa del sinistro occorsogli.

Ebbene il Tribunale, una volta accertata la responsabilità della controparte nella determinazione del sinistro, con sentenza del 24.05.2011 n. 448 ha riconosciuto sussistente il diritto, condannando la Compagnia assicuratrice al pagamento anche dell’importo di €. 15.000,00, liquidato a titolo di perdita di chance.

La pronuncia apre una breccia nei convincimenti di chi ritiene necessaria ed indispensabile una prova rigorosa agli effetti del riconoscimento del diritto in oggetto.

Nel caso di specie, infatti, la liquidazione della predetta somma è stata effettuata benché i testi avessero riferito in giudizio che la trattativa vertesse ancora a livello di meri “discorsi”, il cui esito, peraltro, era ancora subordinato ad una successiva valutazione della Compagnia.

Ciò nonostante il Tribunale di Piacenza, richiamando la precedente pronuncia emessa in materia dalla Corte di Cassazione n. 23846/2008, ha ritenuto possibile il conseguimento del vantaggio derivante dal divenire socio, impedito invece dagli esiti del sinistro.

E’ evidente l’affermazione del principio per il quale la perdita di chance è risarcibile indipendentemente dalla prova che la sua realizzazione avrebbe presuntivamente o probabilmente determinato il conseguimento del vantaggio, essendo sufficiente anche la sola possibilità.

Il Tribunale ha infatti stabilito che l’idoneità della chance a determinare presuntivamente o probabilmente ovvero solo possibilmente la detta conseguenza è rilevante soltanto ai fini della concreta individuazione e quantificazione (equitativa) del danno, ma non della sua esistenza.

Se si consolidasse il criterio della mera “possibilità” per il riconoscimento della perdita di chanche, nuove frontiere si potrebbero aprire all’interno del danno risarcibile.

Per converso, la pronuncia in oggetto appare prestare il fianco a pretese ingiustificate, magari costruite a tavolino da chi mira al conseguimento di facili guadagni, in quanto derivanti da “chance” inesistenti.

In definitiva, come accaduto in passato, quanto più si allargano le maglie del danno risarcibile tanto più c’è il rischio paradossale che in esse si annidino pretese strumentali, lontane da quei diritti che si intendono tutelare.


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